
Su un cantiere di ristrutturazione nel centro città, il primo riflesso nel 2024 non è più scegliere un isolante performante. È verificare se l’edificio rientra nelle nuove obbligazioni di decarbonizzazione fissate dalla direttiva europea EPBD revisionata. Questo cambiamento normativo ridisegna la pratica quotidiana degli architetti, ben oltre le tendenze estetiche abitualmente commentate.
Direttiva EPBD revisionata: cosa devono integrare gli architetti fin dalla progettazione
La revisione della direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD) adottata nel 2024 impone una traiettoria di decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo entro il 2050. Per il residenziale, si parla di una riduzione del consumo di energia primaria di almeno il 16% entro il 2030 rispetto al 2020, e poi del 20 al 22% entro il 2035.
Per quanto riguarda gli edifici non residenziali, la direttiva punta alle “passive energetiche”: almeno il 16% dei più inefficienti devono essere ristrutturati entro il 2030, e il 26% entro il 2033. Questi limiti temporali cambiano le regole del gioco per le agenzie di architettura che lavorano su edifici terziari o residenziali collettivi.
Un altro punto strutturante riguarda il calcolo del potenziale di riscaldamento globale (PRP) su tutto il ciclo di vita. A partire dal 2026, questo calcolo diventa obbligatorio per i nuovi grandi edifici, e poi per tutti gli edifici nuovi a partire dal 2030. In concreto, oggi troviamo il sito Bâtir Architecte in dettaglio tra le risorse che seguono queste evoluzioni normative applicate al settore francese.
Per gli architetti, ciò significa documentare ogni scelta di materiale con un’analisi del ciclo di vita (ACV), anticipare gli scenari di demolizione e integrare questi dati fin dalla bozza. Non si parla più di “costruzione sostenibile” come argomento commerciale, ma di un obbligo normativo con scadenze precise.

Costruzione in legno in Francia: oltre la tendenza, un settore sotto tensione
Il legno rimane il materiale più citato nelle tendenze architettoniche 2024. Sul campo, la realtà è più sfumata. Il settore della costruzione in legno in Francia affronta tensioni nell’approvvigionamento e un aumento dei costi che complicano alcuni progetti, in particolare nell’abitazione individuale.
Ciò che funziona bene: i sistemi costruttivi misti legno-cemento o legno-acciaio per gli edifici di media altezza. Diverse operazioni di edilizia residenziale in legno sono state completate negli ultimi anni, dimostrando la fattibilità tecnica del processo. Il legno massiccio CLT (Cross Laminated Timber) consente di prefabbricare in laboratorio e ridurre i tempi di cantiere.
- Il CLT offre un’implementazione rapida con elementi prefabbricati, limitando le molestie in un ambiente urbano denso
- I sistemi misti legno-cemento soddisfano i requisiti acustici e di resistenza al fuoco degli edifici collettivi
- Il riutilizzo del legno di carpenteria nei progetti di ristrutturazione sta guadagnando terreno, sostenuto dai requisiti di ACV della RE2020
I feedback variano sulla durabilità a lungo termine delle facciate in legno esposte a un clima umido. La scelta della specie, il trattamento e la progettazione dei dettagli di tenuta rimangono punti critici che ogni committente deve valutare progetto per progetto.
Ristrutturazione energetica e architettura: il vero cantiere del settore
La costruzione nuova cattura l’attenzione mediatica, ma la ristrutturazione rappresenta la maggior parte del lavoro per gli architetti in Francia. La direttiva EPBD rafforza questa orientazione: i piani nazionali di ristrutturazione dovranno fissare obiettivi numerici per ogni fascia di prestazione energetica del patrimonio esistente.
Sul campo, ristrutturare un edificio antico pone vincoli che il nuovo ignora. Quando si interviene su un edificio haussmanniano o una casa in pietra, l’isolamento dall’esterno non è sempre possibile (vincoli patrimoniali, norme urbanistiche). L’isolamento dall’interno riduce la superficie abitabile e richiede di ripensare i sistemi tecnici.
Gli architetti che si specializzano in ristrutturazione sviluppano competenze ibride: diagnosi termica, conoscenza dei materiali biosourcati compatibili con l’edilizia antica (calce-canapa, fibra di legno), padronanza degli aiuti finanziari. Questa posizione diventa un vero leva per le agenzie, in particolare nell’abitazione individuale e in condominio.

Progettazione bioclimatica e comfort estivo: una priorità sul campo
Gli episodi di ondate di calore ripetute hanno fatto emergere il comfort estivo tra le principali preoccupazioni dei committenti. Nella progettazione nuova come nella ristrutturazione, limitare il surriscaldamento senza ricorrere alla climatizzazione diventa un criterio di progetto a tutti gli effetti.
I leveraggi sono noti ma ancora poco sfruttati: orientamento delle aperture, protezioni solari fisse o mobili, ventilazione naturale trasversale, inerzia termica dei materiali. Ciò che cambia nel 2024 è che questi parametri vengono ora simulati fin dalla fase di bozza grazie agli strumenti di modellazione termica dinamica.
La vegetazione delle facciate e dei tetti contribuisce anche alla regolazione termica, ma la sua efficacia dipende fortemente dal clima locale, dalla manutenzione prevista e dal sistema di irrigazione. Un muro vegetale mal mantenuto diventa un problema, non una soluzione. Il design bioclimatico richiede un monitoraggio oltre la consegna, ciò che gli architetti integrano progressivamente nelle loro missioni.
L’architettura nel 2024 si definisce meno per correnti estetiche che per vincoli normativi e climatici concreti. La direttiva EPBD, l’aumento dell’uso del legno nella costruzione, la massificazione della ristrutturazione e la gestione del comfort estivo strutturano la quotidianità delle agenzie. I progetti che si distinguono sono quelli in cui questi parametri tecnici alimentano il disegno, non viceversa.